25/04/13

RESISTENZA

Partigiani garibaldini in piazza San Marco a Venezia nell'aprile 1945
Oggi è il giorno dedicato alla Festa della Liberazione per ricordare il 25 aprile 1945 (leggere qui per approfondire il significato storico della Resistenza italiana), data in cui l'esercito nazifascista si arrese e lasciò l'Italia dopo le insurrezioni partigiane a Genova, Milano e Torino, ponendo fine all'occupazione tedesca in Italia: l'evento viene ricordato ogni anno dalla Festa della Liberazione appunto.


Condivido, pertanto, il termine "Resistenza", la parola del giorno che mi è arrivata per posta elettronica dal sito unaparolaalgiorno.it.


[re-si-stèn-za]

SIGN: Opposizione, contrasto

dal latino: [resistentia], da [resistere], composto di [re] indietro e [sistere] fermare.
È una parola molto comune, e un concetto fondamentale. L'etimologia ci parla di un fermare respingendo, di un non cedere ad una forza, ad una spinta. E se questo concetto può normalmente essere declinato in decine di modi diversi - dalla resistenza elettrica alla resistenza alla fatica, dalla fase di resistenza degli organismi viventi alla resistenza alla psicanalisi - oggi è il caso di soffermarsi su una declinazione speciale.
Per eccellenza, con "Resistenza" si può intendere la lotta alle forze nazifasciste durante la seconda guerra mondiale, un fenomeno per cui uomini disposti a combattere per la libertà - non per forza dotti, non per forza santi - si unirono per cacciare dalle proprie terre invasori straordinariamente malvagi, adusi alla sopraffazione, alla strage e al genocidio. Molte sono le vicende che dai nostri nonni o dai nostri padri abbiamo sentito raccontare circa la resistenza - ma per intendere questo fenomeno è una la vicenda che qui vorremmo raccontare.

Albert Kesselring fu comandate delle forze d'occupazione tedesche in Italia. In quei diciotto mesi che durò l'occupazione nazista, Kesselring, oltre che dei normali orrori di una guerra che non conobbe limiti umani, fece in tempo a macchiarsi della responsabilità di terrificanti eccidi di civili: le Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto. Dopo la fine della guerra fu processato a Norimberga per crimini contro l'umanità, e condannato a morte nel '47. Tale condanna fu però commutata in carcere a vita: sembra che "smiling Albert", Albert il sorridente, chiamato così per una sorta di paresi nervosa che lo portava a sorridere continuamente, non stesse poi troppo antipatico agli Alleati. Dopo soli cinque anni, inoltre, poté uscire, in ragione di certi gravi problemi di salute che addusse. Tornato alla vita civile, in Germania fu celebrato da certi schieramenti come un eroe. Ed ebbe il buon cuore di rilasciare una dichiarazione in cui diceva che in fondo non aveva nulla da rimproverarsi, e rammentava agli Italiani che per come si era comportato durante quei diciotto mesi d'occupazione, gli avrebbero dovuto erigere un monumento.
Anche a noi che non abbiamo vissuto niente degli orrori perpetrati da Kesselring, queste parole fanno salire una rabbia infuocata, ci ispirano odio, e forse violenza. Ma un uomo di statura inarrivata, un uomo della Resistenza e della Costituente che portava il nome di Piero Calamandrei, ebbe a rispondergli così, sfidando da vero italiano l'abominio con la poesia:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
Resistenza


Suggerisco di leggere il post di Fabio Melis "I Bombardamenti di Cagliari del 1943 e L'Armistizio del 25 Luglio nella Testimonianza del Professor Beniamino Melis ", una testimonianza storica di alto valore.

Buon 25 Aprile  a TUTTI!

6 commenti:

  1. Un altro bel pezzo di storia sulla RESISTENZA e bellissi versi.
    Quel giorno del '45 fu veramente festa.
    Un caro saluto,
    aldo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Aldone, penso che per coloro che hanno vissuto quel giorno sia stata un'esperienza unica ed indimenticabile.

      Un caro saluto.
      Annarita

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  2. Annarita, ho ascoltato ogni parola da te scritta in profondo silenzio.

    "Su queste strade se vorrai tornare
    ai nostri posti ci ritroverai
    morti e vivi collo stesso impegno
    popolo serrato intorno al monumento
    che si chiama
    ora e sempre
    Resistenza".

    Non lo so se Albert Kesselring, troverebbe negli italiani di oggi lo stesso coraggio e la stessa Resistenza.
    Questa è una mia riflessione.

    Onore ai partigiani
    Buon 25 aprile a te e a tutti gli italiani coraggiosi.

    Ti abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rosaria, io ho scritto ben poco. I versi straordinari sono del grande ed indimenticabile Piero Calamandrei

      Per la tua riflessione finale, penso sialecito porsi qualche dubbio.

      Un abbraccione.

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  3. Invero, grande ed indimenticabile Piero Calamandrei!

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    Risposte
    1. Non potrebbe essere diversamente, Adriano!

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