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Almanacco di formato ridotto per l'anno 1832,
abbellito da una scenetta, con riferimento
alla stagione per ogni trimestre.(Trovato con Google immagini) |
Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere è uno scritto tratto dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi (1798-1837).
Si tratta di un dialogo tra un venditore di calendari e un passante.
Nell'epoca dell'Internet ci sono i calendari virtuali, nell'Ottocento i calendari (almanacchi e lunari) venivano venduti per strada, con significato augurale per l'Anno Nuovo.
Leopardi immagina una conversazione centrata sul tema della speranza nella felicità, una delle ottimistiche illusioni degli uomini, per natura portati a sperare in un futuro migliore.
Anche il venditore crede che l'anno nuovo sarà migliore di quelli passati, ciò nonostante non ve n'è uno in cui possa affermare di essere stato felice.
Nella visione leopardiana, la felicità non esiste, vi è soltanto l'illusoria attesa di essa. Nessuno, avendone la possibilità, ripercorrerebbe la propria esistenza come una copia carbone della stessa, ma ne accoglierebbe una nuova con tutte le incognite e i rischi che comporterebbe.
Gli esseri umani, in definitiva, antepongono la speranza alla ragione. Il leopardiano significato dell'esistenza e la bellezza di questa consistono nella illusoria attesa della felicità.
Il tono del dialogo, contenuto nell'ultima delle Operette Morali, tra il venditore ed il passante, è meno amaro e sarcastico di quello che ritroviamo in molte di esse. Le considerazioni sulla infelicità umana sono pacate... oserei dire quasi serene.
Ebbene, con serenità e pacatezza, da uomini qual siamo, continuiamo a sperare in un 2013 migliore!
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