Riporto l'introduzione del citato articolo :
La pittura russa nella seconda metà dell'Ottocento
Ma il realismo russo trova la propria peculiarità nel vincolo strettissimo che lega le scelte artistiche alle esperienze politiche: "Per chi è privato delle sue libertà sociali, la letteratura è l'unica piattaforma dalla quale fa udire le grida della sua coscienza". In letteratura è questa l'epoca, straordinaria, di scrittori del calibro di Tolstoj, Turgenev, Dostoevskij, che hanno avuto il merito di trovare il giusto equilibrio tra "etica" ed "estetica", componendo opere di sublime bellezza "Il vero talento ha, se possibile, due spalle"- afferma Tolstoj- "Una è l'etica e l'altra è l'estetica. Se l'etica è troppo alta e l'estetica è troppo bassa, il talento si fa claudicante".
E' proprio questo equilibrio, frutto del genio e di un'approfondita conoscenza tecnica, a mancare, invece, a gran parte dei pittori del tempo, le cui ambizioni non sono spesso supportate da sufficiente talento.
Il centro più all'avanguardia è Mosca, più aggiornata rispetto a S. Pietroburgo, grazie alla ricchezza, alla modernità degli eventi offerti dai teatri della città e alla maggiore apertura mentale del ceto medio mercantile che ne anima la vita culturale.
Protagonista della scena moscovita alla metà del secolo, e significativo esempio per comprendere le scelte stilistiche di gran parte dei pittori del tempo, è Vasilij Perov. Perov privilegia il contenuto a discapito della forma, rielaborando cifre pittoriche già in voga negli anni precedenti e piegandole alle ragioni di un'opera dai forti contenuti sociali. Le sue tele dipinte negli anni sessanta danno voce ai più deboli. E' il caso di "Processione di Pasqua al villaggio". [Vai al post]
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