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| Dalla Rete. |
IL RICORDO
Il treno sferragliava monotono nella sua corsa. Laura, rannicchiata sul sedile vicino al finestrino, osservava le gocce di pioggia che colavano fitte sul vetro come un pianto senza fine. I capelli, raccolti in una pesante treccia che le lambiva le scapole, brillavano di naturali riflessi corvini. Un morbido ricciolo, sfuggito alla costrizione dell'acconciatura, incorniciava, dalla tempia sinistra sino al lobo dell'orecchio ben disegnato, l'austero profilo, mettendo in risalto la curva decisa delle labbra tumide e sensuali, carnosi petali vermigli nell'incarnato diafano del volto.
Un brivido le percorse repentino le membra, rammentando la telefonata della sera pecedente.
"La macchina di Alberto è uscita fuori strada...una curva presa a velocità sostenuta. Niente da fare. Domani pomeriggio ci saranno i funerali. Ho pensato fosse giusto informarti. Decidi tu cosa fare."
Le parole asciutte di Anna, un tempo sua cognata ed amica, erano penetrate come lame affilate nella carne madida di freddo sudore. E, adesso, era su quel treno, intrappolata nella ragnatela dei ricordi.
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